Paolo Marafa

Ci sono luoghi che non visiti. Ti attraversano.

Amico Kenya

28 Gennaio 2026

All’inizio pensi che sia solo un viaggio.
Un biglietto aereo, una valigia, qualche aspettativa.
Poi arrivi in Kenya… e qualcosa si rompe. O forse si apre.

Ti accorgi che non stai solo guardando un Paese.
Lo stai sentendo. Sulla pelle. Negli occhi. Nel respiro.

Il cielo è più grande. Il silenzio è più pieno. I sorrisi sono più veri.
E tu, che pensavi di essere venuto per vedere animali, mare, paesaggi… ti ritrovi a guardarti dentro.

Quando il tempo rallenta, ti ricordi chi sei

Qui il tempo non corre. Cammina.
Le persone si salutano davvero. Si fermano a parlare. Ridono senza motivo.
Un bambino ti prende la mano senza chiedere il nome. Una donna ti insegna a legare un tessuto colorato. Un anziano ti guarda negli occhi e ti saluta come se ti conoscesse da sempre.

All’improvviso capisci che la vita non è fatta di notifiche, orari, scadenze.
È fatta di presenza. Di sguardi. Di piccoli gesti che non fanno rumore ma cambiano tutto.

E mentre cammini su una strada polverosa o guardi il sole scendere lento sull’oceano, senti che qualcosa dentro di te si riallinea.
Come se il cuore avesse ritrovato il suo ritmo naturale.

Omar non accompagna persone. Le protegge.

Omar non è una guida.
È un ponte. Tra mondi diversi. Tra culture che si incontrano senza paura.
Conosce ogni angolo di questa terra perché questa terra lo ha cresciuto.
Ma soprattutto conosce le persone.

Sa quando fermarsi, quando raccontare, quando lasciare spazio al silenzio.
Sa proteggerti senza farti sentire protetto.
Sa farti sentire a casa in un luogo che non hai mai visto prima.

E quando ti presenta qualcuno — un pescatore, un artigiano, un insegnante, un bambino — non lo fa mai come una “tappa”.
Lo fa come se ti stesse presentando un amico.

Non sei più turista. Sei Ospite.

In Kenya impari una cosa che in Occidente abbiamo dimenticato:
l’ospitalità non è un servizio. È un valore.

Qui entri nelle case. Ti offrono quello che hanno. A volte poco, ma sempre con il sorriso più grande del mondo.
Non c’è imbarazzo. Non c’è distanza.
C’è una naturalezza disarmante che ti spoglia delle tue maschere, delle tue difese, dei tuoi ruoli.

E quando la sera torni nella tua stanza, con la sabbia ancora tra le dita e la testa piena di voci, ti rendi conto che non sei più lo stesso di stamattina.

Omar e Paolo

Il vero souvenir non entra in valigia

Porterai a casa qualche oggetto, qualche foto, qualche ricordo materiale.
Ma il vero souvenir sarà invisibile.

Sarà quella risata improvvisa che ti scappa giorni dopo.
Quel silenzio che torni a cercare.
Quel bisogno inspiegabile di rallentare, di semplificare, di respirare meglio la tua vita.
E forse una sera, mentre guardi fuori dalla finestra o senti una musica lontana, ti verrà un nodo in gola.

Perché capirai che una parte di te è rimasta laggiù.
Tra la polvere rossa, il mare caldo, i sorrisi che non chiedono nulla in cambio.

E ti accorgerai che non hai solo visitato l’Africa.

L’hai amata.

E lei, silenziosamente, ti ha adottato.

Paolo

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